Marta Cuscunà al Miela con due spettacoli dal forte impatto emotivo
Venerdì 28 e sabato 29 marzo l’eccezionale talento scenico della monfalconese Marta Cuscunà torna a illuminare il palco del Teatro Miela che già la ospitò ai suoi esordi. L’autrice e performer di teatro visuale, che nella sua ricerca teatrale unisce attivismo e impegno civile alla drammaturgia contemporanea per figure, venerdì sera alle 20.30, porterà in scena il suo “È BELLO VIVERE LIBERI! un progetto di teatro civile per un’attrice, 5 burattini e un pupazzo”.
Lo spettacolo si ispira alla biografia di Ondina Peteani, Prima Staffetta Partigiana d’Italia e deportata ad Auschwitz. Con il racconto della storia di Ondina, che a soli 17 anni si scopre incapace di restare a guardare l’oppressione del fascismo e sceglie di agire per cambiare il proprio Paese, la Cuscunà ha saputo creare uno spettacolo che riesce a riappropriarsi della gioia, delle risate e delle speranze dei partigiani, spesso soffocate dallo sterile nozionismo a scapito dell’atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile. “È bello vivere liberi!” è l’ultima e gioiosa frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, nel 2003, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente. Ondina scrisse quello che sentiva più profondamente, sintetizzando nel modo più bello tutta la gioia e l’impegno di una vita da trasmettere alle generazioni future.
Sabato 29 marzo, sempre alle 20.30, il tema del destino collettivo di generazioni di donne sarà al centro di “LA SEMPLICITÀ INGANNATA satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne”.
Lo spettacolo riporta alla luce le voci di un gruppo di giovani donne che nel Cinquecento lottarono contro le convenzioni sociali, rivendicando libertà di pensiero e di critica nei confronti della cultura maschile. Lo spettacolo si interroga sulla possibilità delle donne di farsi “coro” per cambiare il proprio destino, prendendo spunto dalla forma di resistenza attuata dalle monache del Santa Chiara di Udine nel ‘500. Un gruppo di donne che seppe trasformare il convento in uno spazio di contestazione, di libertà di pensiero, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l’epoca. Un’alternativa sorprendente per una società in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico, economico e sociale della vita e per un momento storico in cui avere una figlia femmina equivaleva ad una perdita economica. Arcangela Tarabotti e le Clarisse del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di resistenza all’utilizzo delle vocazioni religiose a fini economici e alla monacazione forzata davvero unica nel suo genere. Un punto di partenza per un racconto che ha come soggetto anche la società contemporanea, nel tentativo di guardare all’oggi e a una condizione femminile che ha ancora bisogno di riscatto.
I due spettacoli fa parte del “Tour Multispecie”un progetto realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00. www.vivaticket.com