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Polemica sulle bandiere jugoslave esposte nello storico edificio di Corso Verdi a Gorizia

DICHIARAZIONE DELLA RETE INTERNAZIONALE ANTIFASCISTA RIGUARDO AI SIMBOLI DELLA LIBERAZIONE A GORIZIA

L’Istituto Rete Internazionale Antifascista (RIA), costituito nel dicembre 2024 da esponenti sloveni, croati e italiani, rappresenta un’associazione volontaria, autonoma e senza fini di lucro che riunisce persone fisiche e giuridiche impegnate nella salvaguardia della verità storica, nella preservazione della memoria della lotta antifascista e nella valorizzazione degli ideali della guerra di liberazione nazionale. La nostra fondazione risponde all’esigenza di mobilitare sia la comunità accademica che l’opinione pubblica per la tutela dei valori e dell’eredità dell’antifascismo nel contesto contemporaneo, contrastando la preoccupante proliferazione di manifestazioni d’odio, intolleranza e tentativi di revisione della realtà storica.

La RIA esprime profonda preoccupazione in merito alla recente controversia sulle bandiere jugoslave esposte presso uno storico edificio di Corso Verdi a Gorizia. Desideriamo pertanto illustrare i dati storici relativi a tali simboli e sottolineare l’importanza di preservare una memoria storica autentica e fedele.

bandiera jugoslavia

Le bandiere jugoslave, presenti come elemento costitutivo di un’installazione artistica in prossimità dell’80° Anniversario della Liberazione di Gorizia, rappresentano un simbolo legittimo in memoria dei combattenti del IX Korpus che liberarono la città dall’occupazione nazifascista. Tali vessilli non costituiscono meramente un emblema politico, bensì attestano una presenza storicamente documentata a Gorizia durante la liberazione del maggio 1945, configurandosi come parte integrante del patrimonio antifascista europeo.

Risulta inquietante osservare il revisionismo storico selettivo che si manifesta attraverso un duplice metro di giudizio nell’interpretazione dei simboli storici. Mentre si sollevano polemiche sulla presenza delle bandiere jugoslave, simbolo della liberazione, si accettano acriticamente i simboli di formazioni quali la Decima MAS – unità collaborazionista la cui cooperazione con la Germania nazista è ampiamente comprovata. La documentazione storica attesta in modo inconfutabile come tali unità abbiano partecipato attivamente all’annessione del territorio del Litorale al Terzo Reich nel settembre 1943 ed all’esecuzione di rastrellamenti che condussero, tra le altre conseguenze, alla deportazione della maggioranza della comunità ebraica goriziana nei campi di concentramento nazisti. I dati statistici testimoniano la tragica portata di tali eventi: dei 201 membri della comunità ebraica residenti a Gorizia prima dell’attuazione delle leggi razziali, soltanto 12 sopravvissero alla fine del conflitto.
I fatti storici relativi alla liberazione di Gorizia emergono con chiarezza dalle fonti primarie.
Alla lotta di liberazione nazionale presero parte sia gli antifascisti sloveni che quelli italiani.
Nel IX Korpus della XXXI Divisione operarono attivamente brigate italiane, tra cui la 156ª Brigata “Bruno Buozzi”, la 157ª Brigata “Guido Picelli” e la 158ª Brigata “Antonio Gramsci”.
Questa collaborazione internazionale nella lotta antifascista costituisce il fondamento dell’identità europea contemporanea e dei valori che la sostanziano.

La bandiera jugoslava con la stella rossa rappresenta un simbolo riconosciuto a livello internazionale della resistenza antifascista ed è parte integrante della memoria collettiva della liberazione europea. Essa si pone sullo stesso piano di tutti gli altri vessilli delle forze alleate che sconfissero il nazismo e il fascismo. Sotto tale bandiera combatterono non soltanto i popoli jugoslavi, ma anche numerosi antifascisti italiani, che vi riconobbero un emblema di resistenza contro il totalitarismo.

Il periodo postbellico europeo si è edificato su un’inequivocabile matrice antifascista. I documenti fondativi dell’integrazione europea esprimono con assoluta chiarezza l’impegno a scongiurare la reiterazione degli orrori storici perpetrati dal fascismo. L’antifascismo non costituisce una mera opzione politica, bensì il consenso fondamentale delle società democratiche da cui è scaturita l’identità europea contemporanea.

Nell’analizzare il recente episodio di Gorizia e il contenuto della lettera aperta del collettivo Agorè, che illustra il contesto storico del ritrovamento e dell’esposizione delle bandiere jugoslave, sollecitiamo un’interpretazione degli eventi storici fondata su basi scientifiche.

L’esposizione delle bandiere, rinvenute nell’ex edificio del Municipio di Gorizia e parte documentata del patrimonio storico goriziano, costituisce una legittima forma di preservazione della memoria collettiva.

L’autentica convivenza tra i popoli, che dovrebbe incarnarsi nella Capitale Europea della Cultura GO!2025, può radicarsi esclusivamente in un confronto onesto con la storia, rifuggendo da ogni relativizzazione o, peggio ancora, esaltazione dei regimi totalitari e dei loro collaboratori. In questo contesto, risulta profondamente contraddittoria la decisione della giunta comunale di Gorizia che, nel novembre 2024, ha confermato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini conferita cento anni prima – un atto in aperta antitesi con i principi antifascisti su cui si fondano sia l’Europa che la Repubblica Italiana, nonché con i valori di inclusione e dialogo interculturale proclamati da GO!2025.

In un’epoca in cui l’Europa affronta la recrudescenza di movimenti neofascisti, l’adesione alla verità storica e ai valori antifascisti assume un’importanza ancora più cruciale. “Mai più guerra” e “Mai più fascismo” non rappresentano semplici slogan, ma un impegno concreto verso le generazioni future affinché le tragedie della storia non abbiano mai a ripetersi.

Per la Rete Internazionale Antifascista
Jadranka Šturm Kocjan

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